Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/27

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novella settima 21

quasi ad una voce tutti gridarono, la donna aver ragione e dir bene: e prima che di quivi si partissono, a ciò confortandogli il podestá, modificarono il crudele statuto e lasciarono che egli s’intendesse solamente per quelle donne le quali per denari a’ lor mariti facesser fallo. Per la qual cosa Rinaldo, rimaso di cosí matta impresa confuso, si partí dal giudicio, e la donna lieta e libera, quasi dal fuoco risuscitata, alla sua casa se ne tornò gloriosa.

[VIII]

Fresco conforta la nepote che non si specchi, se gli spiacevoli, come diceva, l’erano a veder noiosi.


La novella da Filostrato raccontata prima con un poco di vergogna punse li cuori delle donne ascoltanti, e con onesto rossore ne’ lor visi apparito ne dieder segno: e poi, l’una l’altra guardando, appena dal ridere potendosi astenere, sogghignando quella ascoltarono. Ma poi che esso alla fine ne fu venuto, la reina, ad Emilia voltatasi, che ella seguitasse le ’mpose; la quale, non altramenti che se da dormir si levasse, soffiando, incominciò:

Vaghe giovani, per ciò che un lungo pensiero molto di qui m’ha tenuta gran pezza lontana, per ubidire alla nostra reina, forse con molto minor novella che fatto non avrei se qui l’animo avessi avuto, mi passerò, lo sciocco error d’una giovane raccontandovi, con un piacevol motto corretto da un suo zio, se ella da tanto stata fosse, che inteso l’avesse.

Uno, adunque, che si chiamò Fresco da Celatico aveva una sua nepote chiamata per vezzi Cesca, la quale, ancora che bella persona avesse e viso, non però di quegli angelici che giá molte volte vedemmo, sé da tanto e sí nobile reputava, che per costume aveva preso di biasimare ed uomini e donne e ciascuna cosa che ella vedeva, senza avere alcun riguardo a se medesima la quale era tanto piú spiacevole, sazievole e stizzosa che alcuna altra, che a sua guisa niuna cosa si potea fare; e tanto, oltre