Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/272

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266 giornata decima

degli agnoli quivi fossero discese a cantare; e quel detto, inginocchiatesi, reverentemente commiato domandarono al re, il quale, ancora che la lor partita gli gravasse, pure in vista lietamente il diede. Finita adunque la cena, ed il re co’ suoi compagni rimontato a cavallo e messer Neri lasciato, ragionando d’una cosa e d’altra, al reale ostiere se ne tornarono. Quivi, tenendo il re la sua affezion nascosa né per grande affare che sopravvenisse potendo dimenticar la bellezza e la piacevolezza di Ginevra la bella, per amor di cui la sorella a lei simigliarne ancora amava, sì nell’amorose panie s’invescò, che quasi ad altro pensar non poteva: ed altre cagioni dimostrando, con messer Neri teneva una stretta dimestichezza ed assai sovente il suo bel giardin visitava per veder la Ginevra. E giá piú avanti sofferir non potendo ed essendogli, non sappiendo altro modo vedere, nel pensier caduto di dover non solamente l’una, ma ammendune le giovanette al padre tôrre, ed il suo amore e la sua intenzione fe’ manifesta al conte Guido. Il quale, per ciò che valente uomo era, gli disse: — Monsignore, io ho gran maraviglia di ciò che voi mi dite, e tanto ne l’ho maggiore che uno altro non avrebbe, quanto mi par meglio, dalla vostra fanciullezza infino a questo dí, avere i vostri costumi conosciuti che alcuno altro; e non essendomi paruto giá mai nella vostra giovanezza, nella quale Amor piú leggermente doveva i suoi artigli ficcare, aver tal passion conosciuta, sentendovi ora che giá siete alla vecchiezza vicino, m’è sí nuovo e sì strano che voi per amore amiate, che quasi un miracol mi pare. E se a me di ciò cadesse il riprendervi, io so bene ciò che io ve ne direi, avendo riguardo che voi ancora siete con l’arme indosso nel regno nuovamente acquistato, tra nazione non conosciuta e piena d’inganni e di tradimenti, e tutto occupato di grandissime sollecitudini e d’alto affare, né ancora vi siete potuto porre a sedere: ed intra tante cose abbiate fatto luogo al lusinghevole amore. Questo non è atto di re magnanimo, anzi d’un pusillanimo giovanetto. Ed oltre a questo, che è molto peggio, dite che diliberato avete di tôrre le due figliuole al povero cavaliere il quale in casa sua oltre al poter suo v’ha onorato,