Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/276

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270 giornata decima

d’un mio segreto, sperando primieramente che tu quello a niuna persona, se non a colui che io ti dirò, debbi manifestar giá mai, ed appresso, che in quello che per te si possa tu mi debbi aiutare; e cosí ti priego. Dèi adunque sapere, Minuccio mio, che il giorno che il nostro signore re Pietro fece la gran festa della sua esaltazione, mel venne, armeggiando egli, in sì forte punto veduto, che dell’amor di lui mi s’accese un fuoco nell’anima che al partito m’ha recata che tu mi vedi: e conoscendo io quanto male il mio amore ad un re si convenga, e non potendolo, non che cacciare, ma diminuire, ed egli essendomi oltre modo grave a comportare, ho per minor doglia eletto di voler morire; e cosí farò. È il vero che io fieramente n’andrei sconsolata, se prima egli nol sapesse; e non sappiendo per cui potergli questa mia disposizion far sentire piú acconciamente che per te, a te commettere la voglio, e priegoti che non rifiuti di farlo: e quando fatto l’avrai, assapere mel facci, acciò che io, consolata morendo, mi sviluppi da queste pene. — E questo detto, piagnendo, si tacque. Maravigliossi Minuccio dell’altezza dell’animo di costei e del suo fiero proponimento, ed increbbenegli forte; e subitamente nell’animo corsogli come onestamente la poteva servire, le disse: — Lisa, io t’obligo la mia fede, della quale vivi sicura che mai ingannata non ti troverai: ed appresso, commendandoti di sì alta impresa come è aver l’animo posto a cosí gran re, t’offero il mio aiuto, col quale io spero, dove tu confortarti vogli, sì adoperare, che avanti che passi il terzo giorno ti credo recar novelle che sommamente ti saran care; e per non perder tempo, voglio andare a cominciare. — La Lisa, di ciò da capo pregatol molto e promessogli di confortarsi, disse che s’andasse con Dio. Minuccio, partitosi, ritrovò un Mico da Siena, assai buon dicitore in rima a que’ tempi, e con prieghi lo strinse a far la canzonetta che segue:

Moviti, Amore, e vattene a messere,
e contagli le pene ch’io sostegno;
digli ch’a morte veglio,
celando per temenza il mio volere.