Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/298

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292 giornata decima

Vaghe donne, senza alcun fallo Filomena, in ciò che dell’amistá dice, racconta il vero, e con ragione nella fine delle sue parole si dolfe, lei oggi cosí poco da’ mortali esser gradita. E se noi qui per dover correggere i difetti mondani o pur per riprendergli fossimo, io seguiterei con diffuso sermone le sue parole: ma per ciò che altro è il nostro fine, a me è caduto nell’animo di dimostrarvi, forse con una istoria assai lunga ma piacevol per tutto, una delle magnificenze del Saladino, acciò che per le cose che nella mia novella udirete, se pienamente l’amicizia d’alcuno non si può per li nostri vizi acquistare, almeno diletto prendiamo del servire, sperando che, quando che sia, di ciò merito ci debba seguire.

Dico adunque che, secondo che alcuni affermano, al tempo dello ’mperador Federigo primo a racquistar la Terrasanta si fece per li cristiani un general passaggio; la qual cosa il Saladino, valentissimo signore ed aliora soldano di Babilonia, alquanto dinanzi sentendo, seco propose di voler personalmente vedere gli apparecchiamenti de’ signori cristiani a quel passaggio, per meglio poter provvedersi. Ed ordinato in Egitto ogni suo fatto, sembianti faccendo d’andare in pellegrinaggio, con due de’ suoi maggiori e piú savi uomini e con tre famigliari solamente, in forma di mercatante si mise in cammino; ed avendo cerche molte province cristiane, e per Lombardia cavalcando per passare oltre a’ monti, avvenne che, andando da Melano a Pavia ed essendo giá vespro, si scontrarono in un gentile uomo il cui nome era messer Torello di Strá da Pavia, il quale con suoi famigliari e con cani e con falconi se n’andava a dimorare ad un suo bel luogo il quale sopra il Tesino aveva. Li quali come messer Torel vide, avvisò che gentili uomini e stranier fossero, e disiderò d’onorargli; per che, domandando il Saladino un de’ suoi famigliari quanto ancora avesse di quivi a Pavia e se ad ora giugner potesser d’entrarvi, non lasciò rispondere al famigliar, ma rispose egli: — Signori, voi non potrete a Pavia pervenire ad ora che dentro possiate entrare. — Adunque, — disse il Saladino — piacciavi d’insegnarne, per ciò che stranier siamo, dove noi possiamo meglio