Pagina:Boccaccio - Decameron di Giovanni Boccaccio corretto ed illustrato con note. Tomo 5, 1828.djvu/182

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m’avesse riguardato nel viso, n’avrebbe veduto manifesto segnale: e come che i segni venuti nel viso per lo nuovo fuoco, che come prima le parti superficiali andò leccando così poi nelle intrinsiche trapassato più vivo divenne, nè se ne partissono, mai, se non dentro, crescer le sentii. In questa guisa adunque che raccontato ho di lei, che mal per me fu veduta, preso fui, dandomi il suo aspetto pieno di falsità, non senza artificial maestria, speranza di futura mercede. Lo spirito, il quale queste cose, secondo il mio parere, non senza diletto ascoltate avea, già me sentendo tacere, così mi cominciò a parlare: assai bene m’hai dimostrato il come, e la cagione del tuo esserti prima allacciato, e come tu medesimo ti vestisti la catena alla gola che ancor ti strigne. Ma non ti sia grave ancora manifestarmi se mai questo tuo amore le palesasti, e come, che mi parve dianzi udir di sì; e il dirmi appresso se da lei avesti alcuna speranza che più t’accendesse, che il tuo medesimo desiderio primieramente avesse fatto: al quale io risposi: perciocchè io manifestamente conosco se celar tel volessi io nol potrei, sì mi pare che tu il vero senta de’ fatti miei, donde che tu te l’abbi, niuna cosa te ne nasconderò. Egli è il vero, che avendo io data piena fede, come già dissi, alle parole udite di colui che lei tanto valorosa m’avea mostrata, io presi ardir di scriverle, mosso da cotale intenzione. Se costei è da quello che costui mi ragiona, aprendole io onestamente per una lettera il mio amore, l’una delle due cose ragionevolemente mi dee seguire: o ella l’avrà caro per usarlo in quello ch’io possa, e a ciò mi risponderà, o ella l’avrà caro, ma non volendolo usare, discretamente