Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/181

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parole m’ascolti. Io non cercherò in quelle di torti che tu non ti dolghi, o che forse la degna ira che a questo furore t’accende, tu la cacci da te, o per dimoranza la rompi, o con rimesso petto e piacevole la sostenghi; ma quello solo che vita ti sarà e onore, riducerò alla smarrita memoria. Egli si conviene a te, famosa giovine di tanta virtù quanta tu se’, il non stare soggetta al dolore, nè come vinta dare le spalle a’ mali. Egli non è virtù il chiedere la morte, come se la vita si temesse, come tu fai, ma a’ sopravvegnenti mali contrastare, nè a quelli davanti fuggire, è virtù somma. Chi li suoi fati abbatteo, e li beni della sua vita da sè gittò e divise, sì come tu hai fatto, non so perchè uopo gli si sia di cercare morte, nè so perchè la domandi: l’una e l’altra è volontà di timido. Dunque se tu te in somma miseria porre desideri, non cercare la morte per quella, però che essa è ultima cacciatrice di quella; fuga questo furore dalla tua mente, per lo quale ad un’ora d’avere e di perdere mi pare che cerchi l’amante. Credi tu, nulla divenendo, acquistarlo?

Io non risposi alcuna cosa; ma intanto il romore si sparse per la spaziosa casa e per la contrada circunvicina, e non altramente che all’urlare d’un lupo si sogliono tutti i circustanti in uno convenire, corsero quivi li servidori d’ogni parte, e tutti dolenti dimandavano che ciò fosse. Ma già era stato vietato da me a chi ’l sapeva di dirlo, per che con menzogna ricoprendo l’orribile accidente, satisfatti erano. Corsevi il caro marito, e corsonvi le sorelle e li cari parenti e gli amici, ed egualmente tutti da uno inganno occupati, là dove io era iniqua, pietosa fui reputata; e ciascuno dopo molte lagrime la mia vita