Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/63

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accidente, più sicuro per innanzi mi renda, che in qualunque caso ti sia l’onor mio quant’io stato caro.

Egli avea detto, e tacevasi, quando io così ricominciai a parlare: Assai chiaro conosco ciò che fermato nell’animo non pieghevole porti, e appena mi pare che in quello raccogliere vogli pensando di quante e quali sollecitudini l’anima mia lasci piena da me lontanandoti; la quale niuno giorno, niuna notte, niuna ora sarà senza mille paure: io starò in continuo dubbio della tua vita, la quale io priego Iddio che sopra i miei dì la distenda quanto tu vuoi. Deh, perchè con soperchio parlare mi voglio io stendere dicendole ad una ad una? Egli non ha, brievemente, il mare tante arene, nè il cielo stelle, quante cose dubbiose e di pericolo piene possono tutto dì intervenire a’ viventi; le quali tutte, partendoti tu, senza dubbio spaventandomi m’offenderanno. Ohimè! trista la vita mia! Io mi vergogno di dirti quello che nella mia mente mi viene; ma però che quasi possibile per le cose udite mi pare, costretta tel pur dirò. Or se tu ne’ tuoi paesi, ne’ quali io ho udito più volte essere quantità infinita di belle donne e vaghe, atte bene ad amare e ad essere amate, una ne vedessi che ti piacesse, e me dimenticassi per quella, qual vita sarebbe la mia? Deh! se così m’ami come dimostri, pensalo come faresti tu se io per altrui ti cambiassi! La qual cosa non sarà mai: certo io con le mie mani, anzi che ciò avvenisse, m’ucciderei.

Ma lasciamo stare questo, e di quello che noi non disideriamo che avvenga, non tentiamo con tristo annunzio gl’iddii. Se a te pur fermo giace nell’animo il partire, con ciò sia cosa che niun’altra cosa mi