Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/88

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non desse luogo alli lasciati pensieri, i quali con lento passo e tacitamente lei a poco a poco pignendo fuori del mio cuore, s’ingegnavano di tornare nel loro primo luogo, a mente riducendomi e li malvagi agurii e l’altre cose; nè quasi me n’avvidi prima, che io e la speranza quasi cacciata e loro potentissimi vi sentia.

Ma tra gli altri che me più forte gravava, niuna cosa in processo di più giorni udendo della tornata di Panfilo, era gelosia. Questa più che io non voleva mi spronava; questa ogni scusa che meco di lui faceva, quasi consapevole de’ suoi fatti, annullava; questa spesso ne’ ragionamenti per addietro da me dannati mi rimetteva dicendo: Deh, come se’ tu così stolta, che pietà di padre, o altro qualunque stretto affare o diletto, ora potesse Panfilo soprattenere, se così t’amasse come diceva? Non sai tu che Amore vince tutte le cose? Egli fermamente, d’un’altra innamorato, t’avrà dimenticata, il cui piacere, molto possente sì come nuovo, là ora il ritiene, come il tuo qua il teneva. Quelle donne, sì come tu già dicesti, per ogni cosa atte ad amare, ed egli altresì naturalmente a ciò disposto e degno per ciascuna cosa da essere amato, conformatesi al suo piacere ed egli al loro, di nuovo l’avranno innamorato. Non credi tu che l’altre donne abbiano occhi in capo, sì come tu, e conoscano in queste cose quanto tu conosci? Sì fanno bene. E a lui altresì non credi tu che ne possa più che una piacere? Certo io credo che, se potesse te vedere, malagevole gli sarebbe alcuna altra amarne; ma egli non ti può ora vedere, nè ti vide già sono cotanti mesi passati. Tu dei sapere che niuno mondano accidente è etterno; così come egli s’innamorò di te, e come tu