Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/194

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174 COMENTO DEL BOCCACCI

Innocens manibus, et mundo corde, qui non accepit in vano animam suam, nec juravit in dolo proximo suo: ma a coloro diventa molto lunga, i quali ne’ peccati miseramente vivono. E oltre a questo riprende e morde la viltà dell’animo di quelli, i quali tirati dalle mollizie del mondo, del divino aiuto mostran di disperarsi; mostrando loro come per l’umile orazione, la misericordia di Dio, e la grazia salvificante procurin per loro nel cospetto di Dio: mostrando ancora come sicuramente ad ogni affanno metter si possano, avendo se, cioè la grazia cooperante con loro, e in loro aiuto, in consiglio.

Maraviglierannosi per avventura alcuni, e diranno: a che era di bisogno, che la grazia salvificante movesse o rilevasse la ragione nell’autore? Alla qual domanda è la risposta prontissima. Vuole così la ragion delle cose, che negli atti morali, siccome questo è, noi non possiamo alcuna cosa bene adoperare nè con ordine debito, se noi primieramente non conosciamo il fine al qual noi dobbiamo adoperare; perciocchè la notizia di quello ha a causare i nostri primi atti, e di quindi ad ordinare quelli che appresso a’ primi e susseguentemente deono seguire. Come comporrà il cirugico il suo unguento, o il fisico la sua medicina, se prima il cirugico non vede il malore, e il fisico l’umore da purgare? Come darà il nocchiere la vela del suo legno a’ venti, se esso primieramente non avrà conosciuto e disposto in qual contrada esso voglia pervenire? Come farà l’architetto fondare un edificio, o preparar la materia da edificarlo, se egli primieramente no sa che spezie di edificio debba es-