Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/206

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186 COMENTO DEL BOCCACCI

non intende costoro al dì del giudicio dover essere da Dio nel profondo inferno rilegati, come saranno gli altri che molto più peccarono, e però vuolsi questa lettera che segue leggere in questo modo: Cacciarli i ciel, da sè; e segue incontanente la ragione, perchè, cioè, per non esser men belli; perciocchè i cieli son bellissimi, ed intra l’altre loro singolari bellezze hanno, che in essi alcuna macula di colpa non si trova; perciocchè in essi alcuna cosa non si riceve se non purissima, ed essi furono purissimi creati da Dio; perchè segue, se essi ricevessero questa spezie di angeli la quale è viziosa, essi maculerebbono la lor bellezza: e perciò, acciocchè questo non avvenga, essi gli scacciano e dilungangli da loro.

Nè il profondo inferno gli riceve,

cioè riceverà. E ponsi qui il presente per lo futuro; perciocchè altrimenti leggendosi o intendendosi parrebbero le spezie degli angeli esser tre, la qual cosa sarebbe contro alla cattolica verità. E dice, il profondo, a differenza del luogo dove sono in inferno, che veggiamo gli pone nella più alta parte di quello. E appresso mostra la cagione perchè dal profondo inferno ricevuti non sono, dicendo, Ch’alcuna gloria, cioè piacere, i rei, angeli, li quali manifestissimamente furon ribelli, avrebber d’elli, veggendogli in quel medesimo supplicio che essi saranno. E cosi appare non essere opera de’ ministri infernali che questi angeli non sieno nel profondo inferno, ma della giustizia di Dio, la quale non patisce che di cosa alcuna quegli spiriti maladotti possano avere al-