Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/208

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188 COMENTO DEL BOCCACCI

taggine forse peccassero ma siccome morti senza la grazia di Dio, gli lascia quivi, come gittati da sè, miseramente dolersi, come miseramente vissero. E questa seconda cagione è troppo più ponderosa che la primiera, e più gli preme; e per questa si manifesta loro sentire quanto la lor vita sia vile. E questa è la cagione, perchè come l’altre anime de’peccatori non vanno a passare il fiume di Acheronte, quantunque nondimeno in inferno sieno laddove sono. Non ragioniam di lor: quasi voglia dire, che il ragionar di cosi fatta spezie di genti è un perder di tempo: ma guarda, se t’aggrada di vedere la lor pena, e guardando, passa, e lasciagli stare. E questo riguardare gli concede Virgilio, non in contentamento dell’autore, ma in dispetto de’ riguardati, li quali noia sentono vedendo la lor miseria essere da alcuno veduta o conosciuta. Ed io che riguardai, secondo m’avea conceduto Virgilio: e qui descrive la qualità della loro afflizione, per la quale sì amaramente si dolgono: vidi una insegna, Che girando, cioè in giro andando, correva, cioè correndo era portata, tanto ratta, cioè sì velocemente,

Che d’ogni posa mi pareva indegna.

E dietro le venia, a questa insegna, sì lunga tratta, cioè sì gran quantità, Di gente, d’anime state di genti, ch’io non avrei creduto, avantichè io avessi veduto questo,

Che morte tanta n’avesse disfatta,

cioè uccisa. E dice disfatta, perciocchè la morte non è altro che la separazione dell’anima dal corpo, la quale per la morte separandosi, resta questa compo-