Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/270

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
250 COMENTO DEL BOCCACCI

role. E altra fiata essendo chiamato da Ermolao re, ovvero tiranno d’Atene, quasi sprezzandolo disse, che per lui nè per tutto il suo regno non vorrebbe perdere una menoma sillaba d’un suo verso: e che esso co’ suoi versi possedeva maggior regno, che Ermolao non faceva con la sua gente d’arme: per la qual cosa turbato Ermolao il fece prendere, e crudelmente battere e poi metterlo in pregione: nella quale avendolo otto mesi tenuto, nè per questo vedendolo piegarsi in parte alcuna dalla libertà dell’animo suo, il fece lasciare: nè potè fare che con lui volesse rimanere. Della morte sua, secondochè scrive Callimaco, fu uno strano accidente cagione; perciocchè essendo egli in Arcadia, ed andando solo su per lo cito del mare, sentì pescatori, li quali sopra uno scoglio si stavano, forse tendendo o racconciando loro reti: li quali esso domandò se preso avessero, intendendo seco medesimo de’ pesci . Costoro risposero, che quelli che presi aveano avean perduti, e quelli che presi non aveano se ne portavano. Era stata fortuna in mare, e però noa avendo i pescatori potuto pescare, come loro usanza è, s’erano stati al sole, e i vestimenti loro aveano cerchi, e purgati di que’ vermini che in essi nascono; e quegli che nel cercar trovati e presi aveano, gli aveano uccisi, e quegli che presi non aveano, essendosi ne’ vestimenti rimasi, ne portavan seco. Omero udita la risposta de’ pescatori, ed essendogli oscura, mentre al doverla intendere andava sospeso, per caso percosse in una pietra, per la qual cosa cadde, e fieramente nel cader percosse, e di quella percossa il terzo dì appresso si morì. Alcuni voglion dire, che