Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/282

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
262 COMENTO DEL BOCCACCI

il quale rende la faccia deforme, e fa lagrimar gli occhi, e ampliar la gola, e doler gli emuntori del cerebro e le parti interiori del corpo vicine al polmone, e questo non è laudevole mai. I savii non ridono a questo modo, anzi quando odono o veggono cosa che piaccia loro, sorridono, e di questo scintilla per gli occhi una letizia piacevole, la quale rende la faccia più bella assai, che non è senza quello. Perchè assai ben comprender si puote, l’autore aver detto, Virgilio, come savio, aver sorriso di quello che a grado gli fu. Sono nondimeno alcuni, che par talvolta che sorridano quando alcuna cosa scherniscono, o talvolta sdegnando si turbano. Questo non è da dir sorridere, anzi ghignare: e procede non da letizia, ma da malizia d’animo, per la qual ci sforziamo di volere frodolentemente mostrare che ci piaccia quello che ci dispiace.

E più d’onore ancora assai mi fenno,

cioè feciono, non essendo contenti solamente ad averlo salutato: e l’onor che gli fecero fu questo,

Che e’ mi fecer della loro schiera,

cioè mi dichiararon fra loro esser poeta: e questo propriamente aspetta a coloro, li quali conoscono e sanno che cosa sia poesia, siccome uomini che ia quella sono ammaestrati: e questo fu per certo solenne onore:

Sì, ch’io fui sesto tra cotanto senno,

cioè tra’ cinque altri così notabili poeti, io mi trovai essere stato sesto in numero in sofficienza: non dice Poeta, perocchè sarebbe paruto troppo superbo parlare. Molti nondimeno redarguiscono per questa pa-