Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/344

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
324 COMENTO DEL BOCCACCI

rammaricato, perchè da poterlo visitare fosse proibito. Al quale Seneca rispose, sè essersi da ciò scusato, che fatto l’avea per cagione della sua infermità, e per desiderio di riposo; e che esso non aveva avuta alcuna cagione per la quale la salute del privato uomo avesse preposta alla sua sanità: e che il suo ingegno non era pronto nè inchinevole a dovere lusingare alcuno: e che di questo non era alcuno più consapevole che Nerone, il quale spessissimamente avea provata più la libertà di Seneca che il servigio. Le quali parole, presente Poppeia e Tigillino, il tribuno rapportò a Nerone il quale Nerone domandò, se Seneca s’apprestava a volontaria morte. Rispose, ninno segno di paura aver veduto in lui, e niuna tristizia conosciuta nelle parole e nel viso. Per la qual cosa Nerone gli comandò che tornasse a Seneca, e gli comandasse che egli s’eleggesse la morte. Il quale tornatovi, non volle andare nella sua presenza, ma mandovvi uno de’ centurioni, che gli dicesse l’ultima necessità: la quale Seneca senza alcuna paura ascoltò, e domandò che portate gli fossero le tavole del suo testamento. La qual cosa il centurione non sostenne: e perciò Seneca voltosi a’ suoi amici, molte cose disse, poichè negato gli era di poter render loro grazia secondo i lor meriti, testò sè lasciar loro una di quelle cose le quali egli aveva più bella, e ciò era la immagine della vita sua, della quale se essi si ricordassono, essi sempre seco porterebbono la fama delle buone e laudevoli arti, e della costante loro amistà. E oltre a questo, ora con parole e ora con più intenta dimostrazione, cominciò le lor lacrime a rivo-