Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/20

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12 COMENTO DEL BOCCACCI

in tutta Toscana, sì per lo suo valore, e sì per Io stato, il quale ebbe appresso l’imperador Federigo secondo, il quale quella parte manteneva in Toscana, e dimorava allora nel Regno; e sì ancora per la grazia, la quale morto Federigo ebbe del re Manfredi suo figliuolo, con l’aiuto e col favore del quale teneva molto oppressi quegli dell’altra parte, cioè i guelfi: e secondochè molti tennono, esso fu dell’opinione d’Epicuro, cioè che l’anima morisse col corpo; e per questo tenne, che la beatitudine degli uomini fosse tutta ne’ diletti temporali; ma non seguì questa parte nella forma che fece Epicuro, cioè di digiunar lungamente, per aver poi piacere di mangiar del pan secco, ma fu desideroso di buone e di dilicate vivande, e quelle eziandio senza aspettar la fame usò; e per questo peccato è dannato come eretico in questo luogo. Dice adunque l’autore,

Com’io al piè della sua tomba fui,

appare qui che quelle arche non erano in terra, ma levate in alto, Guardommi un poco, forse per vedere se il conoscesse, e poi quasi sdegnoso, è questo atto d’uomini arroganti, i quali quasi ogn’altra persona che sè avendo in fastidio, con isdegno riguardano altrui,

Mi domandò: chi fur li maggior tui?

cioè gli antichi tuoi: e questo per ricordarsi se cognosciuti gli avesse, posciachè lui non ricognoscea

Io, ch’era d’ubbidir disideroso,
Non gliel celai, ma tutto gliele apersi:

dicendo che gli antichi suoi erano stati gli Alighieri, onorevoli cittadini di Firenze, e antica famiglia, sic-