Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/162

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144 LA TESEIDE


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Mostrando innanzi al Sol la sua chiarezza,
     Alla qual gli occhi d’Emilia lucenti
     Assomigliava e la mira bellezza:
     E gli augelletti del giorno contenti
     Davan cantando in su’ rami dolcezza:
     Perchè a Penteo i pensier più cocenti
     Si facevan ogni ora, e più a quelli
     Davan gli orecchi, sì li parean belli.

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E quando aveva gran pezza ascoltato,
     Mirava in verso il cielo, e sì dicea:
     O chiaro Febo, per cui luminato
     È tutto ’l mondo, e tu, piacente Iddea,
     Del cui valor m’ha ’l tuo figliuol piagato
     Vie troppo più che io non mi credea,
     Mettete in me sì del vostro valore,
     Che io non pera per soverchio amore,

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Deh date al mio amor fine piacente,
     Sì ch’io non mora per fedele amare:
     Per giovinezza Emilia non sente
     Che cosa sia ancora innamorare;
     Nè come piace conosce niente,
     Se ad Amor non gliel fate mostrare:
     Ed io non l’oso più fare assentire
     Tant’è la mia paura del morire.