Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/368

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
350 LA TESEIDE


47


In questa guisa, se l’anima sente
     Po’ la morte del corpo alcuna cosa
     Di queste qua, tra la turba dolente
     Andrà con più d’ardire e men dogliosa
     E questo detto, più oltre niente
     Allora disse; d’onde con pietosa
     Sembianza e voce appresso Palemone
     Incominciò così fatto sermone:

48


O luce eterna, o reverendo onore
     Del nostro sangue, o poderoso Arcita,
     S’egli non è in te spento il valore
     Usato, aiuta la tua cara vita
     Con conforto, sperando che ’l signore
     Del ciel soccorre a chi sè stesso aita:
     Nè far ragion che ’n giovinetta etade
     Atropos ora pigli potestade.

49


Cessin gl’iddii che io ultimo sia
     Di tanto sangue, se tu te ne vai,
     Nè che Emilia mai diventi mia:
     Tu l’acquistasti, e tu per tua l’avrai;
     Nè l’ufficio che chiedi fatto fia
     Colla mia man, per mia voglia giammai,
     Ma la tua prole e tu gli chiuderete
     A me, e sopra me vivi sarete.