Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/372

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354 LA TESEIDE


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A cui rispose Arcita: bella amica,
     Prendi conforto, e del mio trapassare
     Non prender nel tuo animo fatica,
     Ma per amor di me di confortare
     Ti piaccia: se giammai cosa ch’io dica
     Intendi nel futuro d’operare,
     I’ ho trovato, a tua consolazione,
     Modo assai degno e con giusta ragione.

60


Palemon caro e stretto mio parente
     Non men di me t’ha lungamente amata,
     E per lo suo valor veracemente
     È più degno di me che isposata
     Li sii, e questo vede tutta gente:
     Chè posto che vittoria a me donata
     Fosse l’altr’ier, non fu già dirittura,
     Ma solo fu la sua disavventura.

61


Di che gl’iddii errarono, e per certo
     Credetter lui atare, e me ataro;
     Ma poi che ’l loro error fu discoperto,
     Ciò che avien fatto indietro ritornaro,
     E me recaron a sì fatto merto,
     Qual ora piango con dolore amaro,
     Acciocchè tu ti rimanessi ad esso,
     Com’essi avien diliberato espresso.