Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/388

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370 LA TESEIDE


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Oimè dove lascio io cari amici?
     Dove le feste ed il sommo diletto?
     Ove i cavalli, omai fatti mendici
     Del lor signore? ove quel ben perfetto
     Che amor mi dava, qualora i pudici
     Occhi d’Emilia vedeva e l’aspetto?
     Ed ove lascio Palemon grazioso
     Meco d’amor parimente focoso?

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E Peritoo ancor, cui similmente
     Più che la vita con ragione amava?
     Ove li regi, e l’altra buona gente
     Che loro a’ miei servigi seguitava?
     Ove Teseo, nobil signor possente,
     Che più che caro frate m’onorava?
     Or dove lascio il reverendo Egeo?
     Dove il mio caro e buon signor Peleo?

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Certo io gli lascio dove rimanere,
     S’esser potesse, vorre’ volentieri,
     Ed in giuoco ed in festa ed in piacere,
     Con principi con donne e cavalieri:
     Sicchè del rimaner di lor mestieri
     Non m’è dolermi; ma sol mi son fieri
     Gli aspri pensier, che a me ne mostran tanti
     Perder dovere, e me e tutti quanti.