Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/65

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LIBRO PRIMO 47


113


Poi disse loro: o messaggere care,
     Alla reina vostra tornerete:
     E in verità potrete raccontare
     Ciò che apertamente qui vedete;
     Sicchè le piaccia di non farmi fare
     Asprezza contro a quantunque voi siete,
     E contro a lei, la qual mi par valente;
     Ch’io ne sarei poi più di voi dolente.

114


Le damigelle allor preson commiato,
     Dicendo: signor nostro, volentieri:
     E nella terra per occulto lato
     Si ritornar, non per mastri sentieri:
     Ed alla donna lor tutto contato
     Ciò ch’han veduto in fra que’ cavalieri:
     Poi le lettere hanno presentate,
     Le qua’ fur lette tosto ed ascoltate.

115


Poichè di quelle Ippolita il tenore
     Ebbe compreso, e ’l dir delle donzelle,
     Nel cor sentì grandissimo dolore,
     E similmente sentir quante quelle
     Ch’eran presenti ch’avesson valore,
     Pensose assai e nell’aspetto felle:
     Ma dopo alquanto Ippolita chiedendo
     Con mano udirsi, cominciò dicendo: