Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/88

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70 LA TESEIDE


41


A cui così Ippolita rispose:
     Caro signor, benchè io sia Amazzona,
     Io non son sì crudel, che cota’ cose
     Volentier non mettessi la persona
     Per vendicarle, sì son dispettose:
     S’è vero ciò che delle donne suona
     Il tristo ragionar, sol ch’io credesse
     Che in ciò il mio portar arme ti piacesse.

42


Però, signor, secondo il tuo piacere
     Opera omai, e s’egli è di tal fretta,
     Qual’elle dicon, non soprassedere;
     Va’, e fa’ quello che al tuo onore aspetta;
     Che ciò m’è più ch’altra cosa in calere.
     E questo detto, in tra la turba eletta
     Di molte donne che l’accompagnaro,
     Ella ed Emilia del carro smontaro.

43


Poi che Teseo le donne ebbe smontate
     Del carro suo, tenendo il viso fitto
     Nella miseria delle sconsolate,
     Da intima pietà nel cor trafitto,
     Sopra il carro si volse alle pregiate
     Schiere de’ suoi senza niun rispitto,
     E con boce alta e di furore acceso
     Parlò sì che da tutti fu inteso.