Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/238

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
68 a messer francesco

de’ maestri delle mura, perchè tu veggia quanto sempre più vaglia l’ingegno che la pecunia. Stando ancora in piede molti edificii certa niente molto magnifici, nel suo ragguardare rendono testimonio della grandezza dell’animo di colui che edificò; ma i nomi di quelli sono mescolati con alcuna confusione della sdrucciolante memoria, sicchè tu non puoi conoscere chi quelli più che questi abbia edificato. Ecco, presso a Baia del tuo Grande, sono edificii grandissimi e maravigliosi di Gaio Mario, di Giulio Cesare, di Pompeo grande e di più altri molti, e ancora in questa età durano; ma distintamente per cui opera ovvero spesa sieno ritti, niuno giudizio certo ci resta. Ciascuno, come gli piace, eziandio le vecchierelle, compostasi una favola, le fatiche nobili attribuisce a cui gli piace. Questo è quasi il primo morso del fuggente tempo, tirare in dubbio le cose certe, conciossiacosachè dalle cose dubbie in tutta oblivione agevolmente si venga. Se tu vuoi per le cose giovani vedere meglio la ruina delle antiche intorno a così fatte cose, ragguarda le stufe di Diocleziano, la casa d’Antonio in mezzo la citta di Roma, per avarizia come per negligenza de’ cittadini già divorate e peste, e quasi mutati i nomi e distrutti quanto alla gloria de’ componitori. E così, amico ottimo, poichè in tempo periscono tutte le fatiche de’ mortali, questa senza fallo meno intra le nobili consiste; e benchè alquanto perseveri, nondimeno con poca loda persevera di colui che edifica; il che non è nascoso. Se noi vogliamo ragguardare, molti furono già presi dal desiderio di questa gloria, intra’ quali grandis-