Pagina:Boccella, Cristoforo - I 3 libri dell'arte amatoria ed il libro de'remedi d'amore (traduzione Ars Amandi di Ovidio).djvu/15

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Onde seco parlar cerca materia,
E da’ discorsi pubblici incomincia.
Quando i cavalli appariranno, tosto
Di chi sieno richiedi, e quello, a cui
Dirige i voti suoi, tu favorisci;
Ma con frequente pompa allor che giungono
Le statue degli Dei, fa plauso a Venere 1
Quale a tua Diva tutelar. Se mai
Della tua bella sulla veste, cada
Polve, la scoti con la mano, e fingi
Scoterla quando pur netta si serbi;
E sollecito ognor prendi motivo
Da leggiere cagion d’esserle grato.
Se la sua veste strascinasse, pronto
Sii tosto a torla dall' immonda terra:
Per così tenui cure avrai in mercede,
Ch'ella poi soffrirà, che le sue gambe
Tu possa riguardar. Sia tuo pensiero,
Che quei, che sono assisi al vostro tergo,
Appoggiando i ginocchi al di lei dosso,
Non le rechin molestia. I lievi ufficj
L’alme facili adescano: fu a molti
Util l’aver con destra man composto
Il cuscino, agitar con piccol foglio
Il volubile vento, e saper porre
Sotto tenero piè concavo scanno.
Farà la strada al nuovo amore il Circo,

  1. Solevano i Romani portar per il Circo le Statue degli Dei e degli Uomini sommi, quando ivi davano lo spettacolo della corsa de’ Cavalli o d’altri giochi. V’ era fra queste Statue ancor quella di Venere, cui vuole il Poeta che si faccia un gran plauso. Si veda la seconda Elegia del Libro III. degli amori scritti dal medesimo Autore