Pagina:Boccella, Cristoforo - I 3 libri dell'arte amatoria ed il libro de'remedi d'amore (traduzione Ars Amandi di Ovidio).djvu/31

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Che non cadan le vele, e cessi il vento.
Come si scioglie il gel, l’ira, indugiando,
Si dilegua così. Forse mi chiedi.
Se la servente innamorar ti giovi?
Tai cose ammesse, il rischio è manifesto.
Una rende l’amor più diligente,
L’altra più tarda e meno attenta: questa
Alla Padrona sua ti serba in dono,
Quella a se stessa. L'esito dipende
Dalla fortuna, che quantunque arrida.
Agli audaci, a te do fedel consiglio.
Che d’un’impresa tal lasci il pensiero.
Non per scoscese perigliose strade
Andrò, nè, duce me, verrà ingannato
Alcun Giovine amante. Ma se poi,
Mentre riceve e assiduamente porta
L’innamorate cifre, a te non solo
Per la sua fedeltà piaccia, com’anco
Per la beltà del corpo; allor procura
Della Padrona in pria il possesso, e ch’indi
Questa la segua: l’amoroso gaudio
Non dall’Ancella incominciar tu dei.
Se all’arte mia si crede, e i detti miei
Non portano pel mar rapaci i venti,
Questo consiglio mio nell’alma imprimi:
Non mai tentar, se non compisci l’opra.
Se a parte ella verrà del tuo delitto.
Non la temere accusatrice. Invano
Invischiato l’augel tenta la fuga,
Nè riesce già uscir dalle allentate
Reti al cinghiale. Il pesce all’amo colto
Si scota invano; tu la premi e assedia.
Nè la lasciar, se vincitor non sei.
Se a una colpa comune ella soggiace,