Pagina:Boetie - Il contr'uno o Della servitù volontaria.djvu/55

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o della servitù volontaria 41

gli uomini riuscir tali quali gli fa la educazione, portò i cani in piazza, e vicino ad essi una minestra e una lepre: l’uno corse alla scodella, l’altro alla lepre. „Eppure, egli disse, e’ son fratelli!“ Insomma egli, con le sue leggi e con la sua politica, tirò su tanto bene gli Spartani, che ciascuno di loro sarebbe morto mille volte prima di riconoscere altro signore che la legge.

Mi giova il ricordarvi qui che modo tennero già i cortigìani del gran Serse re di Persia rispetto agli Spartani. Allorchè Serse si apparecchiava di andare con quel grand’esercito al conquisto di Grecia, e’ mandò prima per i comuni greci suoi ambasciatori, a chieder l’acqua e la terra, che questa era l’intimazione usata farsi da essi alle città. A Sparta e ad Atene non ce ne mandò; perchè, quando ce li volle mandare Dario suo padre a far la domanda medesima, gli Spartani e gli Ateniesi, alcuni ne seppellirono in una fossa dicendo loro: „Pigliate pure acqua e terra quanta ne volete e portatele al vostro re;“ tanto quella gente era gelosa della libertà, nè pativa che vi si dicesse contro nemmeno una mezza parola. Poi gli Spartani si avvidero d’aver corso un po’ troppo, e che gli Dei stessi ne avevano loro preso odio addosso, massimamente Taltibio, Dio degli Araldi: e allora pensarono, per abbonir Serse, di mandargli due cittadini ch’e’ ne facesse il piacer suo, e cosi pigliasse vendetta degli ambasciatori uccisi già a suo padre. Si proffersero di andare a far questa ammenda due Spartani, l’uno detto Spetto, l’altro Buli, ed arrivati, strada facendo, al palazzo di un Persiano chiamato Gidarne, luogotenente del re in tutte le città della costa asiatica, questi fece lor grande onore, e parlando di più cose, d’un discorso in un altro, venne