Pagina:Bois - Sui confini della scienza della natura,1928.djvu/20

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Ma per quanto ben fondati siano in generale questi concetti, manca ancora quasi tutto per individualizzarli. Bisognerebbe trovare la pietra filosofale che trasformava una nell’altra le sostanze oggi non ancora analizzate, e proveniva da elementi più alti, se non dalla stessa materia prima, innanzi che fossero possibili le prime congetture sullo sviluppo di materia apparentemente diversa ma in realtà identica: i nostri sessantotto elementi, il cui ulteriore accrescimento ci interessa quanto quello dei piccoli pianeti formantisi dall’«Hyle». Certo il sistema periodico degli elementi dei signori Lothar Meyer e Mendelejeff, è un gran passo in questa direzione; passo che serve però sopratutto soltanto a dimostrare quanto siamo lontani dalla conoscenza desiderata.

L’intelligenza più su descritta (la chiameremo d’ora in poi brevemente l’Intelligenza di Laplace9, possederebbe invece perfettamente questa conoscenza, e quindi potrebbe sembrare che non sia possibile fra essa e noi alcun paragone. Tuttavia l’intelligenza umana differisce dall’Intelligenza di Laplace soltanto di grado, press’a poco come una data ordinata di una curva ascendente dal nulla all’infinito, differisce da un’ordinata molto più grande, ma tuttavia finita, della medesima curva. Noi assomigliamo a quell’intelligenza perchè la comprendiamo. Si può anzi domandare se una mente come quella di Newton sia molto più lontana dall’Intelligenza di Laplace che non ha della mente di Newton quella di un negro Australiano che sa contare