Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/198

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vi par ch’io il voglia: ed io non amo voi, perché ned io il voglio, né mi par che voi il vogliate. Non tutte le cose deono esser sacrificate a Giove, né a ciascuno per ciascun beneficio ciascuna mercede si conviene: il vostro Aristotale il dice. Di amabil donna non amabile amante, è ben sciocco se, perch’ei l’ama, crede di doverne essere amato: il vostro Aristotale il dice, e della vostra sciocchezza si fa beffe. — Al che per dir il vero, signore, troppo dura sarebbe la condizion delle donne, se quelle che da ciascuno meritan d’essere amate, ciascuno altresí dovesser riamare. Troppo grave peso al vostro cuore sarebbe la bellezza del vostro volto, se quanti ne innamora il volto, altrettanti ne dovesse riamar il cuore. No, no: se pur all’amor degli uomini qualche mercé dovete, basta ben ad alcuno una paroletta; una paroletta, dico, non amorosa, no, ma cortese: ad alcun altro uno sguardo; uno sguardo, dico, non d’amore, no, ma di creanza: e tal ci sarà forse, a cui, perché più prestamente a suo prٍ dal male impreso amor egli si distoglia, pur troppo graziosa mercede e cortesia sia lui l’esser villano. Ma, troppo lungamente scherzando, ci siamo deviati: tor- niamo al nostro cammino, e poniam mano al terzo capo. CAPO TERZO SE SI POSSA AMAR PIظ D’UNO AD UN TEMPO EGUALMENTE Eccone giunti ai passi più forti, ai luoghi più strepitosi. Imperocché del potersi amar più d’uno chi ne dubita? Del potersi amar più d’uno, anche ad uno stesso tempo, di tal quale amore, è chiaro. Ma potersi amar più d’uno d’amor eguale, d’amor ardente, e volerne morire, or qui sta il punto: e qui dunque appunto convien di rinovar l’ardimento e rin-