Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/223

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la vita per l’altro, e in questa l’uno l’altro tormenti. Pare un paradosso. Se la pruova è buona, il punto è bello. L’amor di se stesso è il maggior di tutti gli amori, ed è quello ch’es- sendo altamente piantato nel cuore, in tutte le nostre opera- zioni a voglia sua ci conduce. Questo principio è vero, tutta la filosofia l’approva. Ma che prٍ? Che puٍ servir l’amor di se stesso nella contesa di Pilade ed Oreste, ciascun de’ quali volendo morir per la salute dell’amico mostravasi di se stesso più tosto nemico che amante? Ci serve assai, peroc- ché non solo in tutte l’altre operazioni, ma quando anche l’amico va a morir per l’amico, l’amor di se stesso è che il conduce. Perché il vivere è ben di natura, il morire per l’amico è ben di virtù. Onde l’amico vuoi più tosto morir per l’amico che vivere, perché amando se stesso, ama per sé quel ben ch’è maggiore. Or da questo principio in questa maniera stabilito veggiamo ormai se ne sapremo trarre che sia più odiosa la contesa tra Pilade ed Oreste che tra l’amante geloso e ? disleale. Quella contesa è maggiormente odiosa, nella quale si tratta d’offesa maggiore. Quella offesa è mag- giore, in cui maggior bene viene impedito: il morir per l’amico è bene onesto: l’esser amato solo è ben dilettevole, e maggior bene è l’onesto che ? dilettevole: dunque maggior offesa è quella che fa l’amico all’amico impedendogli il morir per l’amico, che quella che fa l’amante all’amato amando altrui. Più odiosa contesa addunque era tra Pilade ed Oreste che tra ? geloso e ? disleale: e pur quella non toglie la per- fezion dell’amicizia, dunque né men questa la perfezion del- l’amore. Ma voi m’avete portato alquanto fuor dei termini che io m’avea prescritti nella prima proposizione, nella quale io non pretendeva se non mostrar semplicemente ch’alia perfetta unione amorosa non è necessario che in qualunque cosa le volontà sieno sempre concordi. Ed alle ragioni venendo che in contrario furono addotte, quanto a quel che si dice che l’amante viva con l’anima dell’amato, e che perٍ essendo l’anima la stessa volontà, non puٍ esser diversa, coteste sono