Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/319

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della natura, e ch’ella sia il maggior bene e la più nobil cosa che si veggia nel mondo inferiore. Questi ed altri somiglianti deliri vengono dalla fantasia, che nell’amore tien quasi sempre le briglie dell’anima, e non lascia regnar la ragione... E qui non ci dispiacerà di ripetere e chiamar di nuovo sotto l’esame alcuni versi del Bonarelli nella scena quarta, atto I della Filli di Sciro. Noi dicemmo che possono da taluno credersi poco naturali e men verisimili ; e di fatto cosi ne giudica l’autor francese della Maniera di ben pensare. Aminta, dopo essere per tre mesi a cagion delle ferite stato in letto, esce finalmente alla campagna, e tutto solo va ripensando a Celia, da lui altamente amata, e che per tanto tempo non s’era lasciata da lui vedere, anzi il fuggiva. Tra l’altre cose dice che la seguirل ovunque ella vada: godrٍ pur di seguire, ancorché ’nvano, del leggiadretto pie l’orme fugaci; godrٍ di gir lambendo là’ve tu poni il piede; conoscerollo ai fiori, ove saran più folti ; godrٍ di sugger l’aria che bacia il tuo bel volto; conoscerollo a l’aure ove saran più dolci ecc. Io per me non oserei si francamente condannar questa immagine, per altro già difesa dall’autore delle Considerazioni intorno alla maniera di ben pensare. Imperciocché, secondo le cose dette avanti, essendo verisimile alla fantasia d’un pastore innamorato che tutti i fiori e la bellezza delle campagne venga dalla presenza della sua ninfa, non dee per conseguenza parerci troppo studiato, ornato ed inverisimile il pensiero d’Aminta, alla cui fantasia si rappresenta lo stesso. Anche il Petrarca nel sonetto 172 leggiadramente prima del Bonarelli pregٍ il Rodano che avanti di giungere al mare si fermasse ov’egli scorgesse l’erba più verde e l’aria più serena, perché quivi era Laura, il suo sole, e che a lei baciasse il piede e la mano