Pagina:Bonarelli, Guidubaldo – Filli di Sciro, 1941 – BEIC 1774985.djvu/323

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convien ben dire che non poté il critico franzese sceglier luogo men proprio di questo per profferire una modestissima sentenza contro i poeti italiani, dicendo egli, dopo aver citati i versi del Bonarelli: «Eccovi delle galanterie, alle quali non pensٍ mai Terenzio. Ma per disavventura questi si ameni pensieri son pieni d’affettazione, ed io punto non me ne stupisco. I poeti italiani non son molto naturali : essi imbellettano ogni cosa ». ( Voila bien desgentilesses, a quoy Terence ría point pensé: mais Par malheur ces jolies pensées sont pleines d’affectation; et je ne m’en éto mie pas. Les poetes italiens ne sont gîter e s naturels; Us fardent tout.) Né pur luogo proprio era questo di citar nel margine del libro contra il Bonarelli ciٍ che Quin- tiliano scrisse nel lib. Vili, cap. 5 delle Instituzioni oratorie: Minuti corruptique sensiculi et extra rem petiti. A chi non è palese che mal si confa l’osservazione di Quintiliano ai citati versi ? [L. A. Muratori, Della perfetta poesia italiana, voi. I, 331-35·]