Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/67

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meritate le mie parole, ed io le confermo. Ma poi spaziò in una serie di fatti, nei quali io non saprei e non potrei seguirlo. Intendo la concordia e la pacificazione sociale quale l’ho definita nelle parole che egli ha rammentate. Egli ed i suoi colleghi Mazziotti e Ferraris chiesero al Governo che cosa avverrà della censura: oggi il senatore Muratori prese vigorosamente la difesa di questo istituto passeggero, che è intanto da giustificarsi in quanto è connesso col diritto della patria, entro i limiti di questo diritto. Che cosa è il diritto della patria? Forse il mio amico Orlando, maestro sicuro e geniale di ogni parte del diritto, ve lo potrebbe definire: io dico con pensiero politico che il diritto della patria richiede tutto ciò che occorre continuamente e secondo le circostanze per difendere i supremi interessi della nazione, per impedire che si deprima l’animo dei combattenti e dei non combattenti, perchè l’impresa italiana iniziata vigorosamente si conduca a termine con eguale vigore e col consenso generale, non turbato da passioni e da perfidie di parte. (Applausi).

Del resto, è scritto nel decreto del 23 maggio che la censura proibisce tutto ciò che possa pregiudicare l’interesse nazionale della guerra: al di là verrebbe l’arbitrio ed io non penso che alcuno voglia giungervi. Entro questi termini è la difesa della Patria, ed è far meno di ciò che altri Stati hanno fatto.

Il senatore Mazziotti ci parlò delle riforme dell’Amministrazione: egli sa per antica consuetudine amichevole che io consento pienamente con lui, come consento col senatore Ferraris intorno ai nuovi atteggiamenti che debbono prendere i pubblici servizi.