Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/85

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

65


Noi abbiamo fede di giungere alla vittoria e la vittoria avremo poichè la stessa storia insegna che le cause giuste hanno più o meno rapidamente il loro trionfo: l’avremo a costo di nuovi sacrifici e voi a questi sacrifici dovete preparare il paese. Il Paese deve comprendere che la letizia di giorni fortunati non deve far diminuire la fede quando sopraggiungano giorni di minor fortuna.

Dite al Paese che il Governo Italiano non è solo un Governo di concordia nazionale formale, ma è un Governo che della concordia ha il senso intero e completo, che si traduce nell’atto. Tutti coloro che credono che la guerra che si combatte da noi e dai nostri alleati è una guerra giusta, tutti coloro che questo credono e fanno credere fanno opera di concordia nazionale. Dissi ai giornalisti di Roma e ripeto oggi, che se non avessi saputo che i socialisti ufficiali hanno la pregiudiziale antiguerresca, avrei invitato anche i socialisti ufficiali a far parte del Ministero. Non li ho invitati perchè sapevo che la loro pregiudiziale li divideva dall’idea alla quale consacro questi miei anni, che non sono fervidi di gioventù, ma che sono animati dal più grande entusiasmo.

E questa nostra concordia non deve servire solo ad intensificare la guerra, ma deve preparare la resurrezione economica del nostro paese per il dopo guerra. La guerra vittoriosa deve renderci non solo i benefici della pace, ma i benefici di una nuova attività, poichè io ho fede che, quando la vittoria nostra sarà completa, i soldati torneranno dai campi di battaglia, portando con sè non i germi di discordia nel Paese, ma saranno invece