Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/99

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ripetiamo: “Tutta l’Italia sarà libera perchè dalle alpi ai vulcani lo vuole tutto il popolo d’Italia che s’è desto e combatte».

E ripeterò con Goffredo Mameli, il poeta della lira e della spada,

« quando il popolo si desta
« Dio si ette alla sua testa,
« le sue folgori gli dà ».

Nel Trentino, sull’Isonzo, sul Carso, per tutti gli aspri confini e per le lontane terre inospiti, e sul mare Adriatico il fiore del popolo d’Italia combatte le grandi battaglie, col suo duce supremo e con i suoi condottieri intrepidi; mirabili tutti di sacrificio, di ardimento, di valore; riaffermanti ogni giorno la risurrezione magnanima dell’italica virtù. E colà dove si combatte e si muore è il Re; soldato fra i soldati; tutto penetrato dal senso della vita moderna; palpitante i palpiti del popolo suo, che se non fosse il Re di Casa Savoia, sarebbe il primo cittadino d’Italia.

Al Re, ai soldati che debbono condurci a Trento e a Trieste, mandiamo il nostro saluto, non dimenticando i fratelli che a Vallona affermano la vocazione adriatica d’Italia. Vocazione non dominatrice, ma soccorritrice; non avversa ad alcuna nazionalità, ma rivendicatrice della nazionalità nostra: salutiamo i fratelli che a Salonicco combattono, non solo per i popoli balcanici ma per tutti i popoli civili, auspicando che le loro imprese giovino anche alla sorella romena che è tanta parte della nostra storia ed è sempre presente nei nostri voti.

I nostri soldati affrontano i comuni nemici a fianco degli alleati nostri. Noi, pur lontani dai fieri cimenti