Pagina:Buonarroti, Michelangelo – Rime, 1960 – BEIC 1775670.djvu/14

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8 rime (13)

la mia propinqua morte e ’ miei martiri.
Ma se ver è che per assenzia mai
mia fedel servitù vadia in oblio,
il cor lasso con voi, che non è mio.10


13

 
  La fama tiene gli epitaffi a giacere; non va né inanzi né
indietro, perché son morti, e el loro operare è fermo.


14

 
  El Dì e la Notte parlano, e dicono:
Noi abbiàno col nostro veloce corso condotto
alla morte el duca Giuliano; è ben giusto
che e’ ne facci vendetta come fa.
  E la vendetta è questa: che avendo noi5
morto lui, lui così morto ha tolta la luce a noi
e cogli occhi chiusi ha serrato e’ nostri,
che non risplendon più sopra la terra.
  Che arrebbe di noi dunche fatto, mentre vivea?


15

 
  Di te me veggo e di lontan mi chiamo
per appressarm’al ciel dond’io derivo,
e per le spezie all’esca a te arrivo,
come pesce per fil tirato all’amo.
  E perc’un cor fra dua fa picciol segno5
di vita, a te s’è dato ambo le parti;
ond’io resto, tu ’l sai, quant’io son, poco.
  E perc’un’alma infra duo va ’l più degno,
m’è forza, s’i’ voglio esser, sempre amarti;
ch’i’ son sol legno, e tu se’ legno e foco.10