Pagina:Buonarroti, Michelangelo – Rime, 1960 – BEIC 1775670.djvu/17

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(18) rime 11

bench’io sia dalla zappa rotto e stracco.20
Pensa: s’avessi ancor la bella coppa,
ti seguirrei fra l’altre me’ c’un bracco;
dunche s’i massi aver fussi possibile,
io fare’ oggi qui cose incredibile.


21

 
Chiunche nasce a morte arriva
nel fuggir del tempo; e ’l sole
niuna cosa lascia viva.
Manca il dolce e quel che dole
e gl’ingegni e le parole; 5
e le nostre antiche prole
al sole ombre, al vento un fummo.
Come voi uomini fummo,
lieti e tristi, come siete;
e or siàn, come vedete,10
terra al sol, di vita priva.
    Ogni cosa a morte arriva.
Già fur gli occhi nostri interi
con la luce in ogni speco;
or son voti, orrendi e neri,15
e ciò porta il tempo seco.


22

 
Che fie di me? che vo’ tu far di nuovo
d’un arso legno e d’un afflitto core?
Dimmelo un poco, Amore,
acciò che io sappi in che stato io mi truovo.
  Gli anni del corso mio al segno sono,5
come saetta c’al berzaglio è giunta,