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le tavole sono gremite di mangiatori serrati gomito a gomito, e sulle porte c’è sempre una ressa di gente che aspetta per pigliare d’assalto i posti vacanti.
Per lire due e mezza il Cecco dà un pranzo di cinque o sei piatti di cucina, piatti vistosi di famiglia, vino, dolci, frutta e formaggio.
Un’intiera colonia di villeggianti va a stabilirsi espressamente a Omegna per amore di quella California. Affittano camere, fanno in casa uno spuntino leggiero leggiero, o stanno digiuni addirittura, aspettando l’ora del pranzo per piombare su quelle tavole strette, con la rapacità perfezionata da un digiuno di ventiquattr’ore, ingagliardito dalle igieniche escursioni alpestri.
E allora, salvi chi può: un trangolare furioso, senza riposo, e dalle trancie di manzo alle biette di formaggio, alle torricelle di pasticcerie, tutto dilegua stritolato, maciullato sotto le formidabili zanne dei vigorosi mangiatori.
Taluni, per distrazione, quando sono a casa trovano di avere in saccoccia dolci, formaggio e quarti di pollo.
Ci sono avventori che vanno a pranzare un giorno sì e un giorno no, scusando nella giornata