Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/149

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sulle labbra; parmi di parlarti, o meglio che tu sii qui al mio fianco leggendo tutto ciò che mi cade dalla penna.

«Leggi fanciulla, leggi avidamente, e nel disordine di queste idee, in questo miscuglio di tormenti e di gioie, abbi la più certa prova della confusione che mi desta in cuore la sola memoria di te. — Per essere felice non ho che da chiudere la mente alle dubbiezze dell’avvenire e vivere del presente, giorno per giorno, senza spingere lo sguardo al domani; ma pur troppo non sempre so frenare questa miserabile fantasia che è feconda solamente nei presagi di tristezza; — Io non mi ricordo che essa abbia mai saputo concepire un’idea di speranza.... mai!

«Compatisci, Laura mia, a questo difetto che è in me natura, e perdona se per timore di perderti già pavento di averti perduta. — Io farò ogni possibile per renderti meno penoso il gravame di questo cuore malato che tu pietosamente ti assumesti di consolare; il tuo amore è per me onnipossente, e non diffido di poter mercè tua salvarmi.

«Addio, fanciulla adorata, e questo ardente saluto che parte dall’anima possa volando sull’aure giungere a te, e confortarti nella tua mestizia — Scrivimi presto, affinchè se mi e negato di vederti, possa almeno conoscere il tuo pensiero. Non dimenticare giammai che il tuo Ermanno vive qui solo e desolato, che suo unico conforto è la certezza dell’amor tuo, e la speranza di presto rivederti.

«Ermanno»