Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/159

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 153 —

toccherà la peggio. L’odio delle fazioni, è la rovina di un paese; procura dunque di porre sulla buona via il cuore e la ragione, ed allora soltanto sarai tranquillo.

«In altri tempi, forse, erano d’uso certe abitudini poco lodevoli. Nella dubbiezza delle intelligenze non del tutto incivilite, accadeva talvolta che fra le moltitudini, qualcuno emergesse per una stranezza sua particolare; la storia ci tramanda i nomi di una quantità di donne, che dedite al culto d’amore, fecero ad esso i più grandi sacrifizii. — Era consuetudine nei paladini del Medio Evo, il farsi ammazzare per gli occhi della loro bella; ma per buona sorte ai tempi che corrono, si ha ben altro a pensare. Il progresso colle sue emanazioni invade la mente degli uomini preoccupandoli di mille e mille cose, per cui ben poco tempo si avanza da sciupare dietro al carro di Cupido; e tu potresti percorrere in lungo e in largo tutta la superficie del globo, senza trovarvi più nè una Penelope, nè una Lucrezia, nè una Didone, nè una Saffo. — Il salto di Leucade, ora lo fanno i banchieri falliti, e gli inglesi affetti di spléen acutissimo. — Persuaditi infine, che Werter e Jacopo Ortis altro non sono che caricature sbagliate di un’alienazione mentale.

«Se tu fossi con me qui a Milano in questa graziosa città emancipata da ogni pregiudizio, vorrei in breve convertirti e rimetterti a dovere quella parte di cervello che ti scappò fuor de’ gangheri.

«Ma tu sei lungi, ed altro non mi è dato che sovvenirti di buoni consigli, i quali se a nulla ti giovano, tolgono per altro a me ogni rimorso inquantochè in questi momenti, ebbi il coraggio di dirti la verità schietta e netta.

«Ho finito quasi il ritratto di Laura, e presto te