Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/172

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notte allorchè tutto era tranquillamente sepolto nelle tenebre, mi affacciai alla finestra; il cielo era bruno e tempestato di stelle, la luna era nel suo primo quarto, e già tendeva a celarsi, dietro le Alpi. Ecco un’altra immagine della fugacità della vita, pensai fra me, e fissando lo sguardo su quell’arco lucente e sottile come lama di pugnale, stetti contemplandolo finchè lo vidi scomparire, e quando l’estrema punta fece capolino dalla vetta del monte, la salutai sospirando! — Non vi rimase che un’aureola di luce biancastra, che lentamente andava dileguandosi; indi a poco, più nulla, oscurità completa....

«La notte regnava tranquilla, il lugubre silenzio, era rotto solamente dai monotoni strilli delle cicale; queste allegre colline verdi e fiorite apparivano come un’ammasso di ombre cupe, ed il lago riflettendo i pochi raggi luminosi sparsi nell’aria, sembrava simile a vasta palude, ornata d’una corona di tenebre. — Oh quante volte cercai nello straziante spettacolo della notte per trovarvi il secreto dell’esistenza! La natura muore tutti i giorni, l’estremo saluto del sole che si spegne, non precede di molto il sorriso del sole che rinasce, ma l’uomo non gode di quest’alternativa regolare di luce e tenebre; pur troppo nella vita, al dolore sussegue spesso lo sconforto, allo sconforto la desolazione, senza che mai l’alba di una speranza, apparisca anco da lontano!.... Ma io vaneggio, e tu mia Laura, puoi con tutte le ragioni, tacciarmi di oscuro ed ipocondriaco. Tu sei appena sull’aurora della vita, ed io crudele cerco di sconfortarti colla pittura del tramonto.

«Perdonami sai fanciulla mia, perdona a questo povero pazzo che si trascina per un mare di deliri. È tanto strano ciò che succede in me da rendermi incerto sulla realtà del mio stato. Parmi di esser felice,