Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/18

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conda inspirazione. Buona parte ne era fatta, ma la riuscita non corrispondeva mai alle esigenze dell’artista.

Passava ore intiere alla ricerca di una frase, diremo di più, ogni nota era l’oggetto di un paziente esame, ne provava tutte le vibrazioni, ne analizzava l’accento modulandola in mille guise finchè l’aveva collocata al suo vero posto — Era un lavoro lunghissimo, un raffinamento squisito del genio, un ricamo della fantasia.

Sorprendiamo Ermanno in una delle sue veglie. La notte era già di molto avanzata, eppure non se ne accorgeva; da più di un’ora le sue mani cercavano sulla tastiera un’idea inafferrabile che gli attraversava la fantasia senza poterla colpire. — Non solamente la parola si ribella ad esprimere tutto ciò che si concepisce; la musica siccome quella che presenta un campo più vasto nella regione delle idee, riesce sempre più indecisa nell’espressione del pensiero. Qual è l’artista che possa vantarsi di tradurre fedelmente le idee che gli sorgono dalla mente? Tutto ciò che si esprime in arte non è che una pallida riproduzione di ciò che si concepisce. Se le parole potessero tener dietro e concretizzare tutti i voli dell’immaginazione, sarebbe gran ventura per gli uomini di genio.

Tali riflessioni le faceva pure Ermanno che da molto tempo affaticavasi invano nel cercare la traduzione di un concetto troppo ardito per poterlo esprimere coi mezzi incompleti dell’arte. Già era passata la prima ora del mattino senza che l’ostinato artista pensasse che anche la natura esige i suoi tributi; ei non aveva sonno, la sua volontà era tanto fissa in quell’idea che non sentì neanche il suono di una voce che lo chiamava per nome. — Alla seconda chiamata però si scosse, ed alzandosi immantinente corse ad aprire la porta che introduceva in una stanza attigua alla sua sclamando: