Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/180

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«Laura mia

30 Settembre

Ho giurato varie volte meco stesso di non più prestar fede alle promesse del bene, e mal mio grado debbo ora fare ampia ritrattazione della mia incredulità. — Nell’incertezza delle mie idee, nella desolazione di tutto me stesso, io era giunto a tanto da dubitare se la luce del sole fosse luce vera; e tu mia Laura colla tua bontà, col tuo candore diradasti le nebbie del più sconfortante pessimismo.

«È vero sì che la missione degli angioli sulla terra è la redenzione dei miseri mortali, perchè tu fanciulla mia, angiolo di dolcezza hai salvo il mio spirito dal brutale abbattimento che lo minacciava. È vero che il bene è cosa di questo mondo, perchè esso si concretizza in te; nella tua graziosa persona si chiude quella misteriosa potenza che io voleva negare. — Il bello, il buono, il sublime esistono perchè tu vivi mia Laura, ed il mondo che ricetta nel suo seno una schiera d’anime elette come la tua, non può essere ovunque un ammasso di sventure. —

«Oh! giovinetta, tu che operasti il santo miracolo della rigenerazione di un’anima inferma, esulta meco della vittoria, e ringrazia quel Dio che ti mandò dal cielo, chè la tua missione ebbe l’esito più felice.

«Laura, mia Laura, ed è vero che io possa scriverla questa parola? Sono felice!.... Non m’illudo io forse nel concepire una simile idea, non sogno?.... Dimmelo tu, perchè ciò che succede in me è tanto nuovo da rendermi incerto sulla realtà di quello che provo. — Felicità..... quella stella lontana che brillava come un punto quasi impercettibile, l’avrò io raggiunta? Come ho attraversato quell’immenso spazio