Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/20

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madre venisse menomamente disturbato; anzi quella buona creatura si addormentava dolcemente come in braccio ad una visione, fra i flebili accordi del pianoforte, e l’ultimo suo moto era un sorriso di compiacienza che le restava impresso sulle labbra.

Dall’epoca in cui Ermanno si accinse a dar lezioni, le sorti della piccola famiglia erano d’assai migliorate, e mercè un’assiduo lavorare, il figlio poteva procurare tutti i comodi alla madre — Ogni giorno si arricchiva d’un mobile quel modesto alloggio, e dopo molti risparmi erasi avverata una cara speranza; potendo finalmente il giovane artista far acquisto di un buon pianoforte, e rinunziare al suo vecchio tavolaccio.

Niuno più felice di quei due esseri che vivevano unicamente per consolarsi a vicenda. Accadeva talvolta che Ermanno dovesse passar la sera in qualche concerto, e la madre allora non si metteva a letto finchè egli non fosse di ritorno, lo aspettava se d’estate alla finestra, se d’inverno accanto al fuoco, tendendo l’orecchio a tutti i passi che risuonavano sulla via.

Nel seno di un’esistenza sì tranquilla Ermanno trovava le inspirazioni per l’arte sua, e nel silenzio della sua cameretta vegliava le notti studiando, confortato dal pensiero che mercè sua la buona madre riposava tranquilla e felice. Entrambi insomma godevano di una pace domestica rara ed invidiabile.

All’indomani di quella notte in cui Ermanno aveva protratto lo studio sino a tarda ora, mentre stavasene seduto al piano discorrendo colla madre, fu bussato alla porta.

— Avanti, rispose il giovane, volgendosi per scorgere chi v’entrava, oh sei tu Alfredo?... Che nuove?....

Un giovinotto vestito con molta eleganza e ricercatezza, entrava liberamente come uno che fosse di casa,