Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/27

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— Al notturno, interruppe Letizia.

— Sì, sì al notturno, ripetè Laura, saltellando per la sala, onde nascondere l’emozione cagionatale dallo sguardo di Ermanno.

Tutti si raccolsero attorno al pianista; Laura si collocò dietro a lui e guardava sul piano passandogli lo sguardo giù per le spalle, — Letizia a destra Alfredo a sinistra.

Fin dalle prime note d’introduzione, quegli entusiasti d’uditori cominciarono a trattenere quasi il respiro, ed era bello il vederli immedesimati nel carattere della musica di cui ne seguivano tutte le gradazioni. Dopo l’introduzione seguiva un’adagio sulle corde basse, e la mollezza di quel canto era tanto dolce, tanto insinuante, che negli occhi di Laura vi brillò una lagrima di tenerezza. La povera giovinetta non era più sulla terra, pareva che cercasse in quelle note un’espressione, un’accento che le facesse più chiaro ciò che le passava per la mente, giacchè in quei suoni ella vi trovava un significato, e sembravale di sentirsi parlare in cuore da una voce affettuosa e cara già conosciuta, già udita altra volta.

Mentre Ermanno suonava, sentivasi l’alito di lei sfiorargli la guancia, ed eragli tanto soave quella carezza, che per prolungarne la durata fece ritornello sull’ultima parte del notturno, aggiungendovi una lunga cadenza così ben trovata, così morbida, che Laura rapita dall’effetto, lasciò cadere le mani sulla spalla di Ermanno appoggiandovisi sopra leggermente.

Il giovane fu scosso a quel tocco, l’emozione rese tanto delicato il senso del tatto in quel punto ove le mani si posarono, che gli parve di accarezzarne le graziose dita.

Letizia alzò lo sguardo su Laura, e sorrise nel vederla in tale abbandono; la giovinetta arrossì, e ritirò