Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/30

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III.

Potrebbe mai mente umana esprimere con parole tutto ciò che passava per la testa al giovane artista mentre avviavasi verso casa?.... Egli stesso mal sapeva darsi ragione di ciò che provava in quei momenti. — Tutto l’accaduto di quella sera gli appariva come un sogno, un lungo e dolcissimo sogno; alcunchè di nuovo agitavasi nell’animo suo, un senso ignoto di malinconica beatitudine a cui l’immagine di Laura non era affatto estranea. — Quanto è bella quella giovinetta! ripeteva fra sè, e con piacere riandava col pensiero su tutto ciò che ella gli aveva detto. — Era una piena di nuove sensazioni che gli scaturivano dall’anima, ed egli ne assaporava le dolcezze senza comprenderle. — Con infantile compiacenza ripetevasi mentalmente il nome di Laura, e quel nome era seguito da qualche cosa che rassembrava ad un sospiro.

Rammentavasi poscia quel leggiero alito della fanciulla che stavagli alle spalle mentre egli suonava; quell’alito che gli aveva sfiorata la guancia come una carezza, quel soffio delicato che aveva scossa la sua fantasia costringendolo ad amplificare le frasi del suo notturno. E tutto ciò non era che un sogno? quell’adorabile creatura non era una visione, un’ideale? No, giacchè egli avea sentite le mani di lei appoggiarsi alle sue spalle, ne aveva strette le delicate dita.

No, egli non sognava, solamente la sua esistenza accennava ad una fase novella; le sue idee subivano una reazione, la mente era più serena, il cuore più agitato.