Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/50

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manno le aveva strappato il pianto; ma il pianto della gioia, quelle lacrime soavi che escono da un sorriso, e Laura piangeva sorridendo.

Si erano detto tutto?.... Chi lo sa; chi potrebbe dire sin dove si sarebbero arrestati? ma non era prudente l’abusare dell’occasione, tanto più che poco dopo sopraggiunse Letizia.

— Ben venuto signor Ermanno, sclamò Letizia sorridendo, meno male che ella si sia ricordato dei torti che aveva da riparare — Laura era con lei indignata, ma a quanto vedo la mia buona cugina pecca per troppa indulgenza.

— Si fu perchè sua madre non istava bene, disse tosto Laura.

— Madamigella Letizia sa meglio di me che non mi faccio troppo pregare per venire in casa sua.

— Oh per me, rispose Letizia, non ci fo gran caso, sono sì bene abituata alle sue stranezze che non mi sarei stupita se anche questa sera non fosse venuto.

In quel momento entrò Alfredo, il quale fece pure ad Ermanno i suoi rimproveri aggiungendo:

— Però quello che non si fece ieri, si può fare oggi. Volete signorine che andiamo in carrozza?

— In carrozza! osservò Laura, non sarebbe meglio a piedi?

— E sia pure, disse Letizia, che glie ne pare signor Ermanno?

— Per me sono a loro disposizione, comandino....

— Allora è inteso, non faccio attaccare, chiese Alfredo.

— Letizia, disse Laura, vedi se mamma vuol venire, ed anche lo zio.

— Non darti pensiero per mio padre, tu lo sai a quest’ora egli si dispone per recarsi al suo inevitabile caffè. Sì dicendo Letizia uscì di sala.