Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/65

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sciò la mano di Ermanno per aprire un tantino le imposte onde lasciarvi penetrare un po’ di luce.

Ermanno sedette macchinalmente sulla seggiola ove ella lo aveva guidato, ma allorchè si vide solo con lei, sentì che gli mancava il coraggio di parlare; tutti i suoi proponimenti erano iti in fumo alla sola vista della giovinetta, e stette per qualche tempo a contemplarla senza far motto.

Laura rispose con un lungo sorriso al lungo esame elle ei fece sul di lei volto; quel sorriso pareva un’eccitamento a farlo parlare; nella dolce espressione di quello sguardo che si fissava in lui, eravi un’aria sicura del perdono che poteva trovare per qualche parola troppo azzardata.

Ermanno tentò una seconda volta di parlare, ma inutilmente; la parola si ribellava sulle labbra. Eppure egli leggeva chiaramente nel placido sguardo di lei che i suoi detti erano aspettati; in quel sorriso languido eravi un’espressione voluttuosa ed affascinante che altro non poteva essere se non amore. Ma appunto l’incontro di quelle pupille mettevagli l’animo a soqquadro.

Laura ruppe per la prima il silenzio.

— Come mai, diss’ella, come mai caro signor Ermanno abbiamo la fortuna di vederlo qui a quest’ora? E sì dicendo si sedette a lui dappresso.

— Egli è madamigella, rispose Ermanno quasi balbettando, egli è che.... ella parte questa sera, non è vero?

— Ah pur troppo!

— E siccome non so se mi sarà possibile di venirla a salutare per l’ultima volta....

— Come? chiese Laura con accento di collera, ella avrebbe cuore di non venire alla stazione!... La sarebbe bella, e sì dicendo fece un gesto così espressivo