Pagina:Campanella, Tommaso – Poesie, 1938 – BEIC 1778417.djvu/81

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scelta di poesie filosofiche 75


madrigale 3

L’uom fu bambino, embrione, seme e sangue,
pane, erba ed altre cose, in cui godeva
d’esser quel ch’era, e gli spiacea mutarsi
in quel ch’è mò: e quel ch’ora gli aggreva,
di farsi in fuoco, in terra, in topo, in angue,
poi piaceralli; e crederá bearsi
in quel che fia, che in tutti enti riluce
la Idea divina, e pe ’l dimenticarsi.
Dunque nullo ama quel che amar gli pare:
altro patire o fare,
che ’l suo esser sa dare.
Ch’un sia due, osta il tutto; e chi esser duce
vuole, è, in quanto è simile, o produce
imago, onde tal si ama; e non è, in quanto
guastarsi in quel ch’è duca abborre, ed anco
v’è quell’altro; talch’egli è un altro tanto;
e ’l savio è tutti, ancor di morte franco.

Leggi, per intender questo, il secondo libro della seconda parte della Metafisica. Per esempio, dell’uomo, in quanto animale, mostra che, quando una cosa è, gode del suo essere e gli spiace mutarsi. E però è da stimarsi che, quando era un altro ente, come a dir pane, non gli piacea diventar carne di uomo; ed or ch’è, gli piace. Cosí, dopo morte, non gli spiacerá esser altro ente, ed ora gli spiace diventar quello: e poi vorrá esser verme che nasce del nostro corpo. E questo piacere avviene, ché in tutti luce la Idea divina, e per la dimenticanza dell’esser passato migliore ed ignoranza del futuro. Dunque non è vero ch’alcun ente ama non esser quel ch’è. E pur chi desidera esser re o duca, non in vero lo desidera, perché desidererebbe mutarsi in altro; e non può esser due. Talché s’adempie il desio in quanto è per similitudine intesa ed amata, e non in quanto non è, né vuol esser, mutato. Però il savio, che tutte cose sa, è tutte cose, senza mutarsi.