Pagina:Campanella - La Città del Sole, manoscritto, 1602.djvu/24

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12r

[versione diplomatica] tenuta per grã peccato, et si punisce un atto di sup̃bia in quel modo che si commette, onde nullo reputa a viltà lo servire in mensa, in cucina, ò altrove, ma lo chiamano imparare, e dicono che cossì è honore al piede caminare, com’all’occhio guardare. Onde chi è deputato à qualche officio lo fa, come cosa honoratissima, e nõ tengono schiavi perche essi bastano à sé stessi, anzi soverchiano. ma noi nõ cossì, perche in Genova sono settanta mila anime, e nõ faticano se nõ le diece, ò quindici mila, e questi patiscono fatica assai, e se struggono, e l’otiosi si perdeno anche p̃ l’otio, avaritia, lussuria, e usura; e molta gente guastano tenendoli in servitù e povertà, ò facendoli partecipi de lor vitÿ, talche manca il servizio pubco, e nõ si può il campo, la militia e l’arti fare se nõ male, e cõ stento. Mà tra loro partendosi l’officÿ a tutti, e le arti, e le fatiche, nõ tocca faticar quattro hore il giorno p̃ uno. se ben tutto il resto è imparare giocando, disputando, legendo, insegnando, caminando, e semp̃ con gaudio, e nõ s’usa gioco che si faccia sedendo, ne scacchi, ne dadi, ne carte o simili, ma ben la palla, pallone, rollo, lotta, tirar palo, dardo, et archibugio


[versione critica] tenuta per gran peccato, e si punisce un atto di superbia in quel modo che si commette, onde nullo reputa a viltà lo servire in mensa, in cucina, o altrove, ma lo chiamano imparare, e dicono che così è onore al piede caminare, com’all’occhio guardare. Onde chi è deputato a qualche officio lo fa, come cosa onoratissima, e non tengono schiavi perché essi bastano a sé stessi, anzi soverchiano. Ma noi non così, perché in Genova sono settanta mila anime, e non faticano se non le diece, o quindici mila, e questi patiscono fatica assai, e se struggono, e l’oziosi si perdeno anche per l’ozio, avarizia, lussuria, e usura; e molta gente guastano tenendoli in servitù e povertà, o facendoli partecipi de lor vizii, talche manca il servizio publico, e non si può il campo, la milizia e l’arti fare se non male, e con stento. Ma tra loro partendosi l’officii a tutti, e le arti, e fatiche, non tocca faticar quattro ore il giorno per uno; se ben tutto il resto è imparare giocando, disputando, legendo, insegnando, caminando, e sempre con gaudio, e non s’usa gioco che si faccia sedendo, ne scacchi, ne dadi, ne carte o simili, ma ben la palla, pallone, rollo, lotta, tirar palo, dardo, ed archibugio.