Pagina:Canti (Leopardi - Donati).djvu/110

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
100 i. canti


     Per côr le gioie tue, dolce pensiero,
provar gli umani affanni,
90e sostener molt’anni
questa vita mortal, fu non indegno;
ed ancor tornerei,
cosí qual son de’ nostri mali esperto,
verso un tal segno a incominciare il corso:
95che tra le sabbie e tra il vipereo morso,
giammai finor sí stanco
per lo mortal deserto
non venni a te, che queste nostre pene
vincer non mi paresse un tanto bene.

     100Che mondo mai, che nova
immensitá, che paradiso è quello
lá dove spesso il tuo stupendo incanto
parmi innalzar! dov’io,
sott’altra luce che l’usata errando,
105il mio terreno stato
e tutto quanto il ver pongo in obblio!
Tali son, credo, i sogni
degl’immortali. Ahi! finalmente un sogno
in molta parte onde si abbella il vero
110sei tu, dolce pensiero;
sogno e palese error. Ma di natura,
infra i leggiadri errori,
divina sei; perché sí viva e forte,
che incontro al ver tenacemente dura,
115e spesso al ver s’adegua,
né si dilegua, pria che in grembo a morte.

     E tu per certo, o mio pensier, tu solo
vitale ai giorni miei,
cagion diletta d’infiniti affanni,
120meco sarai per morte a un tempo spento:
ch’a vivi segni dentro l’alma io sento