Pagina:Canti (Leopardi - Donati).djvu/118

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108 i. canti

de’ tuoi bambini, il niveo collo intanto
porgendo, e lor di tue cagioni ignari
25con la man leggiadrissima stringevi
al seno ascoso e desiato. Apparve
novo ciel, nova terra, e quasi un raggio
divino al pensier mio. Cosí nel fianco
non punto inerme a viva forza impresse
30il tuo braccio lo stral, che poscia fitto
ululando portai finch’a quel giorno
si fu due volte ricondotto il sole.

     Raggio divino al mio pensiero apparve,
donna, la tua beltá. Simile effetto
35fan la bellezza e i musicali accordi,
ch’alto mistero d’ignorati Elisi
paion sovente rivelar. Vagheggia
il piagato mortal quindi la figlia
della sua mente, l’amorosa idea,
40che gran parte d’Olimpo in sé racchiude,
tutta al volto, ai costumi, alla favella
pari alla donna che il rapito amante
vagheggiare ed amar confuso estima.
Or questa egli non giá, ma quella, ancora
45nei corporali amplessi, inchina ed ama.
Alfin l’errore e gli scambiati oggetti
conoscendo, s’adira; e spesso incolpa
la donna a torto. A quella eccelsa imago
sorge di rado il femminile ingegno;
50e ciò che inspira ai generosi amanti
la sua stessa beltá, donna non pensa,
né comprender potria. Non cape in quelle
anguste fronti ugual concetto. E male
al vivo sfolgorar di quegli sguardi
55spera l’uomo ingannato, e mal richiede
sensi profondi, sconosciuti, e molto
piú che virili, in chi dell’uomo al tutto